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28 marzo 2007
VICENZA, CORTEO NO DAL MOLIN - SCOPERCHIATI TOMBINI FIBRE OTTICHE
sabato 24 marzo 2007
I cittadini contrari alla costruzione della nuova base militare Usa a Vicenza hanno scoperchiato la verità sui cavidotti per fibre ottiche posati alcune settimane fa nei pressi dell'aeroporto Dal Molin: uno dei tombini è stato infatti aperto per ripristinare la situazione preesistente al cantiere.
I manifestanti - più di mille - sono partiti dal Presidio Permanente contro la nuova base ed hanno percorso tutta via Sant'Antonino, parallela alle recinzioni dell'aeroporto che gli statunitensi vorrebbero trasformare in base di guerra.
Giunti nella zona in cui sono stati posati - senza alcuna autorizzazione - i cavidotti, i manifestanti si sono fermati ed alcuni operai dell'"altro comune" hanno eseguito i lavori di ripristino di Via Sant'Antonino, aprendo il tombino, tagliando le tubature e colando cemento a presa rapida nella cavità. Intorno agli operai famiglie, bambini e anziani, studenti e lavoratori cantavano e inscenavano i lavori in corso.
Chi credeva che dopo il 17 febbraio la vicenda Dal Molin fosse chiusa deve oggi ricredersi. L'iniziativa di oggi, infatti, lancia un segnale chiaro:
i cittadini di Vicenza sono pronti a bloccare pacificamente ma con determinazione i cantieri dell'opera militare. La chiusura dei cavidotti per fibre ottiche, posati alcune settimane fa per garantire le comunicazioni tra installazioni militari, ne è la miglior dimostrazione: la nuova base al Dal Molin non si farà mai.
Il futuro è nelle nostre mani: difendiamo la terra per un domani senza basi di guerra.
| inviato da il 28/3/2007 alle 12:24 | |
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26 gennaio 2007
Diffondiamo la lettera inviata dall'europarlamentare Luisa Morgantini:
Era con sua sorella di 11 anni e altre bambini e bambine della scuola. I soldati sono arrivati, i bimbi hanno tirato pietre e i soldati hanno sparato. Abir è stata colpita alla testa.
Anat é la scuola dove il muro trancia a metà il cortile e dove nell'Aprile scorso abbiamo lanciato, con una grande iniziativa, il gruppo Combatants for Peace composto da ex soldati israeliani e ex combattenti e prigionieri palestinesi. Abir è la figlia di Bassam e Salwa. Bassam è uno dei fondatori di Combatants for Peace ed un uomo straordinario, è stato in carcere per 7 anni.
Quando è venuto al Parlamento Europeo insieme ad Elik, Suleiman and Zohar, mentre parlava vi era un silenzio incredibile ed ognuno ascoltava le sue parole e il processo faticoso di accettare "l' altro" e di lavorare insieme perchè non vi fosse più violenza.
All'ospedale con Bassam e Salwa vi sono Zohar e altri israeliani del gruppo combatants for peace. Ed oggi alle 10, i combattenti per la pace hanno chiamato ad una manifestazione davanti alla scuola di Anata.
Vorrei tanto che inviaste delle mail a Bassam e Salwa per dir loro che non sono soli .
email bassaam6@yahoo.com .
Luisa Morgantini
| inviato da il 26/1/2007 alle 9:11 | |
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23 gennaio 2007
COMITATO VERITA' E GIUSTIZIA PER GENOVA
www.veritagiustizia.it - <>info@veritagiustizia.it
PROVIAMO VERGOGNA
Siamo increduli: puo' davvero accadere che la polizia di stato faccia sparire elementi di prova di un processo in corso? Se davvero cosi' stanno le cose il primo sentimento che proviamo e' di vergogna. Vergogna in quanto cittadini. Abbiamo intrapreso, dopo il luglio 2001, un battaglia di civilta': il nostro Comitato si batte per il rispetto dei diritti costituzionali, calpestati piu' volte, sistematicamente, durante le 'giornate di Genova'. Ora scopriamo che la polizia di stato arriva al punto di far sparire le due bombe molotov, elementi chiave dell'accusa, fra l'altro individuati durante l'inchiesta grazie alla leale testimonianza di alcuni funzionari di polizia. Un corpo dello stato, a quanto pare, intende ostacolare in tutti i modi il corso della giustizia. Ci pare che la parola adesso debba passare al governo e al parlamento. Al primo chiediamo un intervento forte e chiaro, a tutela della costituzione, della magistratura e della credibilita' stessa della polizia di stato, al secondo di non perdere altro tempo e di approvare subito l'istituzione di una commissione d'inchiesta sui fatti del luglio 2001, come previsto dal programma elettorale dell'Unione.
Genova, 18 gennaio 2007
| inviato da il 23/1/2007 alle 9:46 | |
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14 novembre 2006
Deaglio e Cremagnani: anomalie sulle schede bianche
Nel documentario il racconto di una lite Berlusconi-Pisanu
In un documentario i «brogli» del Polo
Deaglio e Cremagnani: anomalie sulle schede bianche
MILANO — Uccidete la democrazia!, il nuovo film di Beppe Cremagnani ed Enrico Deaglio con la regia di Ruben H. Oliva, non è questione di sindrome da complotto ma di numeri, numeri e ore. Gli autori lo dicono subito, prima che scorrano in anteprima le immagini e Gola Profonda inizi il suo racconto. La notte di lunedì 10 aprile 2006 è ormai sfumata nel martedì e l'Italia è in sospeso, il flusso dei dati elettorali s'è bloccato, «non si riesce a capire che sta succedendo» dice Romano Prodi, l'esito delle elezioni è più che mai in bilico e intanto a Palazzo Grazioli, quartier generale di Berlusconi, è arrivato Beppe Pisanu. Mai successo che un ministro dell'Interno lasciasse il suo posto in un momento così. C'era già stato verso le 19,20. Per convocarlo, alle 23,14 gli telefonano al Viminale, «l'hanno costretto, letteralmente costretto ad andare». Berlusconi è furibondo, «gli grida in faccia, dice che lui non è disposto a perdere per una manciata di voti». Pisanu torna al Viminale e là ci sono quelli dell'Unione. Marco Minniti, Ds, è piombato in sala stampa agitatissimo, ha cercato i funzionari, ha fatto una telefonata. Poi si è rasserenato. Testimonianze. Immagini dei tg. E Gola Profonda che racconta: più tardi, a Palazzo Grazioli, ci sono quattro uomini chiusi in una stanza. Berlusconi, Bondi, Cicchitto e, ancora, Pisanu. Il Cavaliere non ci sta. E il clima si fa pesante, per il ministro. Volano insulti, «vigliacco», «traditore». Sono le 2.44 quando Piero Fassino annuncia alle telecamere: abbiamo vinto. A quanto pare dal film, il grande imbroglio informatico è sfumato in extremis, il programma che nel sistema di trasmissione dati del Viminale trasformava le schede bianche in voti per Forza Italia è stato fermato a ventiquattromila voti dal traguardo, l'esiguo vantaggio dell'Unione. E a questo punto le immagini rallentano, scrutano il volto segnato del segretario Ds, le occhiaie scure, lo sguardo cupo, mai vista una proclamazione così. In via del Plebiscito Berlusconi fa chiamare l'onorevole Ghedini, vuole preparare un decreto che dice farà approvare dal Consiglio dei ministri per sospendere il risultato elettorale fino a un nuovo conteggio e assicura che lo farà firmare a Ciampi.
Ma dal Colle fanno sapere che il Presidente «non vuole neanche sentirla», una richiesta simile. Abbiamo evitato un golpe? «Non s'innamori dei paroloni: guardi i numeri», sorride Gola Profonda, alias uno strepitoso Elio De Capitani, l'ex «Caimano» di Moretti che nel film incarna tutte le fonti riservate dell'inchiesta. Il personaggio che racconta quella notte delle Politiche 2006 è fittizio, «ma i numeri sono veri», spiega Deaglio, «aspettiamo che intervengano i magistrati, che il ministro chiarisca, che il presidente Napolitano ci rassicuri ». Gli autori sono partiti da un libro, Il broglio, firmato da un anonimo «Agente Italiano» e uscito a maggio. Il dvd contiene i dati provincia per provincia. Numeri che il Viminale pubblica di solito «dopo 40 giorni» e fino ad oggi sono rimasti riservati. Perché? «Perché sono impresentabili, ecco perché». Al centro del «docu-thriller», il mistero delle schede bianche. Dalle Politiche 2001 a quelle 2006, per la prima volta nella storia della Repubblica, sono crollate: da 1.692.048 ad appena 445.497, 1.246.551 in meno. Maggiore partecipazione? Ma gli elettori, al netto dei votanti all'estero, sono stati di meno: 39.424.967 contro i 40.190.274 di cinque anni fa. E soprattutto ci sono le «anomalie» statistiche. L'Italia è varia, la percentuale di «bianche» nel 2001 cambiava ad ogni regione, 2,6 in Toscana, 9,9 in Calabria, 5,5 in Sardegna... L'animazione del film fa ruotare lo Stivale come in una centrifuga, nel 2006 i dati sono omologati, «tutto dall'1 al 2%, isole comprese!». Tutto più o meno uguale, e non un posto dove le bianche non siano calate. In Campania, per dire, si è passati da 294.291 bianche a 50.145, meno duecentocinquantamila, dall'8 all'1,4%. E poi c'è la successone degli eventi. Alle 15 il primo exit-poll dà all'Unione cinque punti di scarto, come tutti i sondaggi. Ma alle 15,45 Denis Verdini, responsabile dell'ufficio elettorale di Forza Italia, dice che «alla Camera è testa a testa, lo si vedrà dopo diverse proiezioni».
E infatti: un'animazione mostra la «forbice» tra gli schieramenti che diminuisce «regolare come un diesel», ogni ora la Cdl guadagna mezzo punto e l'Unione lo perde. I primi dati del Viminale arrivano alle 20,19 e proseguono col contagocce. Alle 21,38 l'Ulivo invita a «presidiare i seggi», quando si bloccano i dati manda il segretario provinciale a Caserta. Inizia la lunga notte. Resta da scoprire l'arma del delitto. E Deaglio, nel film, vola in Florida a intervistare Clinton Curtis, programmatore informatico che nel 2001, inconsapevole, preparò un software per truccare le elezioni e poi ha denunciato tutto e ne ha fatto una battaglia. «Qualsiasi broglio le venga in mente, con la matematica si può fare». E al direttore di Diario, in mezz'ora, prepara un programma che distribuisce in automatico le bianche a uno schieramento lasciandone una percentuale tra l'1 il 2, «si può inserire nel computer centrale o a metà della rete, bastano quattro o cinque persone». Deaglio dice che le bianche mancanti e i voti in più di Forza Italia corrispondono: «Sono gli unici risultati sbagliati dagli exit-poll». Problema: se è vero, perché Berlusconi ha perso? La tesi del film è nella domanda che Deaglio fa a Curtis: è possibile interrompere il processo? «In ogni momento». Si torna alla notte di Palazzo Grazioli. Le pressioni su Pisanu. Il «colpo di teatro», l'arresto di Provenzano l'indomani. E l'«antropologia» dei democristiani, il loro fiuto infallibile. Gola Profonda conclude: «Quella sera il ministro ha fiutato. Ha capito subito che Berlusconi era un gatto che si agitava, ma era un gatto morto. E ha agito di conseguenza».
Gian Guido Vecchi
| inviato da il 14/11/2006 alle 9:38 | |
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24 ottobre 2006
Le nazionalizzazioni in America Latina riaprono la prospettiva del Socialismo nel XXI° Secolo?
Si è concluso con generale soddisfazione e successo di pubblico in entrambe le giornate il II Forum Internazionale “Cuba e America Latina, l’alternativa possibile”. Nei giorni 14 e 15 ottobre, presso la sala dell’Arci Nazionale di Roma abbiamo potuto ascoltare importanti relazioni legate agli eventi in corso in America Latina, con particolare attenzione alle nazionalizzazioni delle risorse ed alla resistenza all’imperialismo ed al neo-colonialismo. Samir Amin, James Petras, Hosea Jaffe, James Cockcroft, François Houtart sono solo alcuni dei prestigiosi intellettuali internazionali che si sono affiancati alle voci provenienti direttamente dal continente rebelde come Efrain Echevarria, Esther Aguilera e Maria Helena Fernandez da Cuba, Mauricio De Souza Sabadini dal Brasile, Alejandro Valle dal Messico, Francisco Dominguez cileno che vive ed insegna a Londra, Manuel Mera responsabile del sindacato galiziano Fesga e gli italiani Alessandra Riccio, Luca Baiada e Fabio Marcelli. La relazione introduttiva è stata tenuta da Luciano Vasapollo, presidente del Comitato 28 Giugno. Ai lavori hanno portato il saluto il deputato della sinistra Ds Luciano Pettinari, la senatrice del gruppo Verdi per l’Unione Loredana De Petris, il segretario del Partito Comunista Marxista dell’India P.K. Mourthy, l’ambasciatore di Cuba in Italia Rodney Lopez ed il deputato dell’Assemblea Nazionale di Cuba Omar Gonzalez.
RISOLUZIONE FINALE DEL II FORUM INTERNAZIONALE
Il secondo Forum Internazionale “Cuba ed America Latina: l’alternativa possibile” si svolge in un contesto internazionale ancora caratterizzato dall’escalation della guerra preventiva scatenata dall’amministrazione Bush.
Sul versante internazionale non si registrano novità positive circa i fronti di guerra aperti in Iraq ed Afghanistan. Non solo ma l’aggressione al Libano e le crisi nucleari pretestuosamente aperte con l’Iran e la Corea del Nord, segnano un pericoloso salto di qualità nelle minacce di una estensione di una guerra che include il ricorso alle armi nucleari.
Il Comitato 28 Giugno rileva che il nuovo governo italiano, sul quale erano state espresse alcune aspettative nel Forum dello scorso anno, non sembra impegnato ad avviare una controtendenza significativa. Il rifinanziamento della missione militare NATO in Afghanistan e l’invio di militari italiani in Libano per una missione dell’ONU i cui contorni appaiono pesantemente ambigui e funzionali all’espansionismo di Israele nell’area, rivelano la volontà dell’attuale maggioranza di voler confermare l’atteggiamento di acquiescenza e non di rottura verso le politiche di Washington.
Il dibattito del Forum, per ciò che concerne la situazione italiana, ha posto pesanti interrogativi sull’atteggiamento che i partiti della sinistra presenti nel governo hanno assunto nei confronti di un impianto neoliberista - edulcorato da misure sociali marginali - che ispira le scelte di politica economica del nuovo esecutivo.
Le esperienze politiche e sociali che si sono messe in moto in America Latina ci indicano strade e possibilità diverse: dalle nazionalizzazioni delle risorse alla rimessa in discussione dei trattati internazionali (di carattere commerciale e politico) che penalizzano le esigenze sociali e democratiche della popolazione, dalla reversibilità delle privatizzazioni alla difesa intransigente dei beni comuni.
Si evidenzia a livello internazionale e nazionale la necessità di ridiscutere complessivamente le politiche di privatizzazione messe in atto negli ultimi anni a vantaggio della nascita e della crescita di forti monopoli ed oligopoli transnazionali. Ma su questo punto dirimente troviamo sempre maggiori difficoltà a trovare nella sinistra europea interlocutori disponibili a discuterne concretamente. Eppure i processi di nazionalizzazione in atto in America Latina dovrebbero indurre tutti ad un’analisi più particolare del fenomeno e non alle preoccupazioni per un ipotetico restringimento dei mercati che la nazionalizzazione delle risorse in Venezuela ed in Bolivia, ad esempio, sta producendo.
La vera sfida del XXI° secolo sarà la qualità dello sviluppo e non la quantità della crescita. E’ tempo che le categorie del liberismo vengano sconfitte con scelte concrete in economia e con un battaglia frontale per l’egemonia culturale.
La nazionalizzazione di alcune risorse chiave per la vita è un percorso imprescindibile per l’autodeterminazione dei popoli e l’affrancamento dal neocolonialismo, in un territorio che la dominazione coloniale, prima dell’Europa e poi degli Stati Uniti, aveva privato della sua identità, della sua memoria collettiva e della pratica costante della democrazia.
Non è un caso infatti che i fenomeni di cui stiamo parlando riguardino il petrolio, il gas l’acqua e le terre, ricchezze vitali da sempre negli appetiti dei colonialisti che la logica dell’imperialismo vorrebbe ad esclusivo appannaggio dell’oligarchia che governa il mondo.
È questa Resistenza popolare, indigena, democratica, militante, concettualmente affine alle resistenze dei popoli palestinese, afgano, libanese ed iracheno all’occupazione del loro territorio, che coinvolge masse di cittadini una volta esclusi da tutto e proietta il popolo direttamente al governo reale del paese sulla scia dell’esperienza cubana e venezuelana. Cuba e Venezuela resistono ad ogni sorta di attacco da quasi mezzo secolo o da minor tempo, ma rappresentano un esempio per quei governi progressisti o rivoluzionari che stanno conducendo l’America Latina e i paesi in via di sviluppo verso il riscatto. Ecco perché appoggiamo la Resistenza globale dei popoli contro le aggressioni imperialiste.
Negli anni ’70 di fronte alla volontà di riscatto dell’America Latina, l’imperialismo rispose favorendo l’ascesa al potere di sanguinose dittature che ne sconvolsero per oltre un decennio la vita democratica; oggi le armi possono essere più sottili ma egualmente terribili. A politiche di mercato restrittive si affiancano sempre più drammaticamente minacce di opzioni militari mascherate da presunta lotta al terrorismo o, nella migliore delle ipotesi, da tecniche di “esportazione della democrazia”. Democrazia che sulla bocca dell’imperialismo assume un significato diametralmente opposto all’ambizione di liberazione, progresso e giustizia sociale da parte dell’umanità.
Èd è proprio sulla questione della lotta al terrorismo che l’imperialismo inciampa nelle sue menzogne e mostra la sua vera maschera. Il mondo oggi conosce e non ignora più le torture consumatesi ad Abu Ghraib e Guantanamo, i sequestri di persona perpetrati dalla CIA in mezza Europa con l’Italia in ruolo chiave, l’utilizzo spregiudicato della giustizia interna come nel caso dei cinque cubani incarcerati ingiustamente, l’ospitalità accordata al criminale internazionale Posada Carriles. Oggi quote crescenti dell'opinione pubblica cominciano a conoscere, denunciare e temere anche il terrorismo di stato; è per questo motivo che, tra l’altro, pensiamo che il lager di stato di Guantanamo vada immediatamente chiuso.
Ci siamo riuniti a Roma nel II Forum Cuba e America Latina per discutere e confrontare esperienze diverse di lotta con linee forti di pensiero politico-culturale e per chiedere l’immediata applicazione di alcune nostre comuni raccomandazioni.
Gli Stati Uniti devono cessare ogni forma di ingerenza e di minaccia economica, militare, politica contro l'evoluzione e le scelte dei paesi latinoamericani e che, nel resto del mondo, puntano a modelli di sviluppo e di relazioni internazionali indipendenti dal Washington Consensus. In Messico, in Venezuela e in Nicaragua sono in corso o siamo alla vigilia di verifiche elettorali importanti. Il II° Forum internazionale pretende che esse siano realizzate nel rispetto della piena sovranità popolare e nazionale di questi paesi. I tentativi di destabilizzazione "democratica" messi in campo dall'amministrazione USA (come è avvenuto in altri paesi dell'Europa e del Medio Oriente) e da alcuni governi europei, sono inaccettabili.
· Gli Stati Uniti continuano a rafforzare il blocco economico contro Cuba. Hanno costituito una apposita task force composta da tutti i ministeri competenti nella realizzazione del blocco. Gli USA continuano a ignorare che il 99% dei paesi membri delle Nazioni Unite da tredici anni chiede la rimozione del blocco economico e commerciale contro Cuba. Questa offesa all'Assemblea Plenaria delle Nazioni Unite e al diritto internazionale non possono continuare ad essere tollerati. Chiediamo l'immediata cessazione del blocco statunitense contro Cuba e ribadiamo il pieno appoggio alla Rivoluzione socialista cubana: CON CUBA, CON FIDEL E CON IL GOVERNO CUBANO, SENZA SE E SENZA MA!
· Cinque giovani patrioti cubani impegnati a sventare attentati contro civili, attentati che negli ultimi quarant’anni hanno causato la morte di oltre 3.000 persone, sono stati condannati a pene tombali. Ne chiediamo l’immediata scarcerazione e la restituzione alla propria patria ed ai propri affetti e per questo il Comitato 28 Giugno continuerà a sviluppare iniziative di lotta, culturali e di appoggio agli appelli e iniziative in tal senso.
· Posada Carriles, criminale reo-confesso, autore di delitti come l’abbattimento di un aereo nazionale di linea della Cubana de Aviaciòn e degli attentati seriali che portarono alla morte del giovane italiano Fabio Di Celmo, continua a godere della protezione del governo nord-americano. Chiediamo giustizia per Fabio Di Celmo e per le vittime cubane e latinoamericane del terrorismo di Stato e l’immediata estradizione di Posada Carriles in Venezuela, paese competente per territorio a sottoporlo a giudizio per le oltre 70 vittime causate dal procurato disastro aereo summenzionato.
· Il Comitato 28 Giugno, organizzatore del II Forum Internazionale “Cuba e America Latina, l’alternativa possibile” tenutosi a Roma nei giorni 14 e 15 ottobre 2006, chiede infine alla sinistra italiana ed europea una valutazione politica più incisiva sul messaggio che le lotte dell’America Latina inviano al mondo e di mettere nell’agenda della propria riflessione progettuale quanto sintetizzano le seguenti parole di Gabriel Garcìa Marquez: «L’America Latina non vuole né ha motivo di essere un alfiere senza volontà e non c’è nulla di utopistico nel fatto che l’aspirazione alla propria indipendenza e alla propria originalità diventino anche un’aspirazione occidentale».
Roma, 15 ottobre 2006
COMITATO 28 GIUGNO
"DIFENDIAMO CUBA"
info@cuba28giugno.org
| inviato da il 24/10/2006 alle 8:39 | |
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23 ottobre 2006
L'atomica coreana? E' un solo albero dentro la foresta del riarmo nucleare dell'Asia e soprattutto del Giappone
Dossier a cura della redazione di Contropiano
C'è da rimanere impressionati dalla manipolazione della realtà a cui stiamo assistendo nell'analisi e nell'informazione sulla crisi nucleare in corso con la Corea del Nord. Questa manipolazione tende a piegare la realtà dando l'immagine di uno stato canaglia in mano ad una leadership capricciosa, irritabile e inaffidabile. Le c ose non stanno così perchè nessuna leadership scherza con leggerezza sulle armi atomiche. Ma soprattutto si omettono le cause di una tensione nell'area che è venuta crescendo (con scarsa attenzione) negli ultimi anni dovuta ad una accelerazione impressionante del riarmo, della nuclearizzazione e della politica aggressiva del Giappone nell'area asiatica.
In questo piccolo dossier riportiamo - prendendoli da fonti insospettabili - alcuni documenti che pure hanno circolato e che sono a disposizione di giornalisti, uomini politici, diplomatici etc.. Ne abbiamo fatto una sintesi e ne abbiamo sottolineato i passaggi significativi che sono sotto gli occhi di tutti. Le fonti sono un saggio apparso sul nr. 1/1999 della rivista Limes, dedicato a "Asia Maior" curato da Paolo Cotta-Ramusino e Maurizio Martellini e il sito www.paginedidifesa.it vicino allo Stato Maggiore Difesa italiano. In più vi rinviamo ai numeri 1/1998 e 2/1999 di Contropiano (ascaricabili in Pdf dall'archivio del nostro sito) e vi abbiamo aggiunto una scehda cronologica dei maggiori incidenti accaduti tra il 2003 3 il 2006 nelle centrali nucleari giapponesi.
I dati che si ricavano sono impressionanti (es. la potenza nucleare della Corea del Nord è trentacinque volte inferiore a quella del Giappone) e rivelano come gli esperti della regione asiatica, già da tempo avessero colto la questione più rilevante cioè il riarmo e la nuclearizzazione del Giappone. La nostra posizione è nota: siamo per il disarmo nucleare globale e lo smantellamento delle armi atomiche chiunque le possieda. Per sostenere questa tesi siamo stati ai blocchi della base di Comiso nei primi anni Ottanta, abbiamo manifestato alle basi di Aviano, Ghedi, La Maddalena. Sosteniamo le forze che propongono la denuclearizzazione del Medio Oriente e della penisola coreana. Sosteniamo il movimento che chiede lo smantellamento delle novanta bombe nucleari operative tuttora installate in Italia (ad Aviano e Ghedi).
Ma se in Asia la crisi nucleare precipiterà, che almeno si sappia che la Corea del Nord non è la sola responsabile e che l'escalation della guerra preventiva (oggi sostenuta pubblicamente anche dal Giappone) è la causa e non la conseguenza del riarmo di alcuni paesi minacciati dall'imperialismo statunitense e dai suoi alleati. La crisi nucleare con l'Iran - così come quella con la Corea delNord - sono emblematici di questa realtà.
La redazione di Contropiano
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Il Giappone spinge per un intervento militare contro la Corea del Nord
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TOKYO - I rappresentanti dei cinque Paesi membri permanenti del Consiglio di sicurezza dell'Onu (Usa, Russia, Francia, Gran Bretagna e Cina) daranno vita oggi insieme al Giappone a una riunione nel corso della quale proseguirà l'esame delle possibili sanzioni contro la Corea del Nord per il test nucleare annunciato da Pyongyang. In qualità di presidente di turno del Consiglio di sicurezza dell'Onu, il Giappone intende adoperarsi assieme agli Stati Uniti per aprire la strada a un intervento militare in Corea del Nord. Lo indica oggi l'agenzia giapponese 'Kyodo' citando informazioni ottenute al Palazzo di vetro a New York. In base a tali informazioni, il Consiglio dovrebbe adottare in tempi brevi una risoluzione di condanna della Corea del Nord contenente un riferimento all'articolo 7 della Carta dell'Onu, che prevede sanzioni internazioni e la possibilità di un intervento armato. (Fonte. agenzia stampa Swiss.info del 10 ottobre 2006)
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Scrivono nel loro saggio su Limes "La bomba virtuale: a che serve il plutonio giapponese" Paolo Cotta-Ramusino eMaurizio Martellini (n.1/1999)
Oggi il Giappone è il terzo produttore mondiale di energia nucleare (dopo USA e Francia) con un 30% del fabbisogno energetico coperto dall'energia nucleare. La dimensione del programma nucleare giapponese e' dunque imponente, ma l'interesse per l'energia nucleare non e' limitato al solo Giappone e riguarda, in misura maggiore o minore, numerosi Paesi asiatici che devono fronteggiare un crescente squilibrio energetico. Sullo stato attuale dell'energia nucleare e sugli sviluppi probabili, e' utile confrontare le stime "ufficiali" dei Paesi dell'Asia nord-orientale che prevedano una forte crescita della produzione di energia nucleare (Tabella 1).
TABELLA 1
Dati attuali e previsioni ufficiali sulla capacita' degli impianti nucleari civili nella regione nordorientale dell'Asia, in Giga-Watt (GW).
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1998 |
2010 |
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Giappone |
45.3 |
70(*) |
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Corea del Sud |
12.0 |
26(*) |
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Corea del Nord |
0 |
2 |
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Taiwan |
5.1 |
8 |
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Cina |
2.1 |
20(*) |
(*) Stime piu' ralistiche appaiono essere: Giappone 55-60 GW, Corea del Sud 23 GW, Cina 10-12 GW
Dati forniti contenuti nei "Proceedings of the International Symposium on Energy Future in the Asia/Pacific Region" March 27-28 1998 Honululu" e cortesemente forniti da Suzanne Jones (Dept. Nuclear Engineering, UC Berkeley)
Ciò significa che la Corea del Nord ha una capacità nucleare che è 35 volte inferiore a quella del Giappone (NdR)
Il Giappone oggi possiede 55 unita' per la produzione di energia nucleare in 18 localita'. Non possiede tuttavia miniere di uranio e quindi anche il suo programma di sviluppo dell'energia nucleare e' dipendente dall'importazione di materie prime. Con la motivazione ufficiale di voler ridurre in prospettiva la dipendenza energetica dall'estero il Giappone ha dunque lanciato da tempo un vasto programma per l'acquisizione di larghi quantitativi dell'altro combustibile nucleare cioe' del Plutonio.
Il plutonio e' un elemento artificiale prodotto in tutti i reattori nucleari dove l'uranio-238 viene trasformato per successiva cattura di neutroni in plutonio di diversi isotopi (239, 240, 241, 242) a seconda dal periodo di esposizione. In un reattore nucleare il combustibile nucleare usato ("spent fuel") consiste in uranio, prodotti di fissione, plutonio. La separazione del plutonio prende il nome di riprocessamento.
Solo l'isotopo 235 dell'uranio (che costituisce lo 0.7 % dell'uranio naturale) e' sottoposto a fissione nucleare in un reattore "normale" ovvero del tipo LWR (= Light Water Reactors, cioe' reattore raffreddato ad acqua) e dunque solo questo isotopo contribuisce alla produzione di energia.
Il plutonio (in varie combinazioni di isotopi) puo' essere usato essenzialmente in due modi diversi come combustibile nucleare:
- in ossidi misti di uranio e plutonio (MOX) per certi tipi di reattori LWR al posto dell'ossido di solo uranio
- come combustibile in reattori FBR (Fast Breeder Reactors). In questi reattori il flusso di neutroni veloci prodotto dalle reazioni nucleari del nucleo di plutonio viene assorbito da uno strato di Uranio-238 che si trasforma in plutonio. Questo viene poi riprocessato e rimesso nel nucleo del reattore. In questo modo il FBR trasforma l'uranio 238 in un combustibile nucleare. Anche un reattore LWR produce plutonio, solo che un FBR ne produce molto di piu'.
Un reattore FBR ha un nucleo molto compatto raffreddato da un metallo liquido che e' di regola il sodio. Questo e' una delle principali sorgenti di problemi per i reattori FBR: perdite di sodio diventano drammatiche perche' questo metallo si incendia a contatto con aria o acqua. Una perdita di sodio implica necessariamente la chiusura per un periodo (in genere lungo) del reattore. L'unico reattore FBR giapponese funzionante (quello di Monju nella prefettura di Fukui) e' stato bloccato a seguito della rottura del sistema di raffreddamento - con perdita di 640 Kg. di sodio -, avvenuta l'8 Dicembre 1995. Da allora il reattore e' fermo e il programma di costruzione di FBR in Giappone sostanzialmente sospeso.
Nostra scheda redazionale
I ripetuti incidenti nucleari nelle centrali del Giappone confermano una accelerazione forzata del processo di nuclearizzazione del paese. Vediamo la cronologia:
4 luglio 2003
Un incidente di dimensioni e danni ancora ignoti è avvenuto stamani poco prima delle 12.00 locali (05.00 italiane) nella centrale giapponese di Tsuruga sul mar del Giappone dotata di un prototipo di reattore nucleare di nuovo tipo Fugen.
Agosto 2004
Tre incidenti alle centrali atomiche in Giappone, uno dei quali è costato la vita a 4 persone,.
17 maggio 2006
Incidente nucleare in Giappone dovuto a una fuga radioattiva: è avvenuto nella ex centrale di Mihama, nella provincia occidentale di Fukui. La centrale era stata chiusa nel 2004 dopo una sciagura in cui quattro operai erano morti e altri sette erano rimasti feriti.
Il Giappone ha dunque pianificato da molto tempo l'accumulo di un gran quantitativo di plutonio ottenuto sia da impianti di riprocessamento costruiti in Giappone che dal riprocessamento del combustibile nucleare giapponese effettuato in impianti europei.
Nella tabella, si riportano l'evoluzione della disponibilita' di plutonio giapponese gia' riprocessato (separato). La disponibilita' totale comprende sia il plutonio collocato in Giappone, che quello collocato in Europa (Francia e Gran Bretagna).
Evoluzione delle disponibilita' di plutonio giapponese (in tonnellate)
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Disponibilita' totale |
Plutonio collocato in Giappone |
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fine 1993 |
10.9 |
4.7 |
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fine 1994 |
13.1 |
4.6 |
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fine 1995 |
16.1 |
4.7 |
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fine 1996 |
20 |
5 |
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fine 1997 |
24 |
5 |
Fonti: elaborazioni varie basate su dati della STA (Science and Tecnology Agency) giapponese (2)
Se l'accumulo giapponese di plutonio e' impressionante e senza paragone con nessun altro paese che non possegga armi nucleari, meno chiaro e' il significato complessivo di tale accumulo. Innanzitutto esiste oggi a livello mondiale un surplus di plutonio (dovuto tra l'altro allo smantellamento delle testate nucleari) e quindi il costo del riprocessamento del plutonio e' scarsamente giustificabile. Poi il Giappone ha pianificato l'accumulo di larghi quantitativi di plutonio in previsione di un ampio piano di costruzione di reattori FBR che e' sostanzialmente bloccato.
Infine il riprocessamento del plutonio non elimina il problema delle scorie nucleari, semplicemente crea diversi tipi di scorie nucleari con i ben noti problemi connessi. Ma il problema specifico di cui vogliamo discutere e' la relazione tra un economia basata sul plutonio e la proliferazione nucleare.
L'isotopo di elezione per la costruzione di bombe nucleari e' l'isotopo 239. Il plutonio si dice weapon-grade se ha un contenuto superiore al 93% di isotopo 239. Tipicamente il plutonio riprocessato dal combustibile di un impianto nucleare civile ha un contenuto di isotopo 239 dell'ordine del 60% e si dice reactor-grade.
Ora tutti gli isotopi del plutonio, con la sola eccezione dell'isotopo 238, possono essere usati per produrre armi nucleari. La costruzione di armi nucleari con plutonio reactor-grade e' in genere meno efficiente (o piu' difficile) dato l'alto grado di fissione spontanea dell'isotopo 240 che puo' ridurre la potenze esplosiva iniziando la reazione a catena prematuramente.
Tuttavia il plutonio reactor-grade puo' essere utilizzato sia da un gruppo di tecnici non sofisticato nella produzione di un ordigno rudimentale della potenza di qualche kiloton o anche da un paese tecnologicamente avanzato nella produzione di armi sofisticate e potenti sostanzialmente con le le stesse caratteristiche di quelle che utilizzano plutonio weapon-grade (3).
E' opportuno ricordare che si puo' costruire una bomba nucleare con 1-6 Kg. di plutonio weapon-grade e probabilmente con meno di 10 Kg. di plutonio reactor-grade. Dunque i quantitativi di plutonio accumulati dal Giappone (25 tonnellate di plutonio e altrettante in arrivo nei prossimi anni) appaiono decisamente significativi e comunque sufficienti a costruire molte centinaia di testate.
A questo bisogna aggiungere che il Giappone possiede un struttura tecnologica particolarmente avanzata, che lo metterebbe in grado, se necessario, di procurarsi una forza nucleare consistente con un preavviso di pochi mesi se non poche settimane. A questa forza nucleare potrebbe con altrettanta facilita' accoppiarsi una forza missilistica considerevole.
Dunque lo stato del Giappone e' quello di potenza nucleare virtuale; possiede il materiale fissile, le conoscenze tecnologiche, la struttura industriale per diventare rapidamente una potenza nucleare. Si puo' paradossalmente anche definire il Giappone come una potenza nucleare in uno stato di zero allerta, in cui cioe' le testate nucleare sono totalmente disassemblate e separate dai missili.
Quello che manca perche' il Giappone diventi una potenza nucleare effettiva e' una decisione politica in tale senso. Come e' ben noto, ora tale decisione politica non c'e' e quindi la capacita' nucleare militare del Giappone resta interamente virtuale.
Due punti occorre sottolineare:
- quanto detto prima e' perfettamente compatibile con il fatto che il Giappone e' estremamente scrupoloso nel rispetto delle normative internazionali per il controllo del materiale nucleare e nella cooperazione con i vari organismi internazionali di controllo, in primis con l'IAEA.
- la posizione del Giappone come potenza nucleare virtuale non e' unica all'interno dei paesi tecnologicamente avanzati. Analogo discorso si potrebbe fare, ad esempio, per la germania o per altri paesi dell'Europa occidentale. Tuttavia quello che caratterizza il Giappone e' da un lato il grande quantitativo di plutonio accumulato e dall'altro la posizione geostrategica del Giappone che e' diversa e, sotto molti aspetti, piu' critica di quella, ad esempio, dei paesi europei. Si pensi alla minaccia missilistica e nucleare della Corea del Nord, alla presenza di un una grande potenza nucleare come la Cina che compete con il Giappone sul piano economico, sul piano dell'acquisizione di risorse energetiche e con cui i rapporti sono caratterizzati da difficolta' di varia natura compresi alcuni problemi lasciati irrisolti dai tempi dell'ultimo conflitto sino-giapponese.
In ultimo vorremmo osservare come lo sviluppo di un esteso ciclo del plutonio ponga intrinsecamente problemi a proposito della proliferazione nucleare.
Innanzitutto i rischi connessi al furto o al trafugamento del materiale nucleare fissile aumentano con l'aumentare del materiale fissile immediatamente usabile nella preparazione di bombe. Poi la diffusione del ciclo del plutonio puo' indurre gli altri paesi della regione a lanciarsi nella strada del riprocessamento del plutonio, indipendentemente dalla convenienza economica, per un effetto imitativo motivato dal desiderio di acquisizione di prestigio tecnologico e politico. Emblematico in questo senso e' il desiderio della Corea del Nord di acquisire una capacita' nucleare civile (si ricordi l' "agreed framework" tra USA e Corea del Nord del 1994).
In un articolo pubblicato sul numero di luglio agosto 1998 della rivista "Foreign Affairs" l'ex primo ministro giapponese Morihiro Hosokawa sostiene la necessita' generale di una riduzione della presenza di truppe americane in Giappone e, allo stesso tempo, sottolinea "E' interesse degli Stati Uniti quello di mantenere la sua allenza col Giappone e continuare a provvedere un ombrello nucleare, se non vuole che il Giappone si ritiri dal trattato di non-proliferazione e sviluppi il proprio deterrente nucleare".
La possibilita' di costruire un deterrente nucleare autonomo e' stata in passato presa variamente in considerazione, in Giappone come in molte altri Paesi.
Interessante e' una dichiarazione rilasciata da un alto funzionario del Ministero degli esteri giapponese, riportata nel 1992 dal giornale Asahi Shimbun(4):
" La mia personale opinione e' che il Giappone non dovrebbe abbandonare l'opzione nucleare come sostegno alla sua forza diplomatica. Il Giappone dovrebbe acquisire una capacita' nucleare, ma mantenere una politica non-nucleare per il momento. Per questo il Giappone deve accumulare plutonio e sviluppare la tecnologia missilistica."
Un argomento che viene spesso riportato a proposito del Giappone e' la cosidetta allergia atomica, cioe' il fatto che, come unico Paese che ha subito un attacco nucleare, il Giappone non potrebbe concepire la costruzione di una forza nucleare. Ora e' evidente che l'opinione pubblica ha una forte ostilita' verso le armi nucleari. Tuttavia nel 1969 un sondaggio condotto dal giornale Yomiuri Shimbun rivelava che solo l'8% degli intervistati credeva che il Giappone non avrebbe posseduto l'arma nucleare nel 2000 (5). Il Giappone ha poi atteso 6 anni prima di ratificare (1976) il tratto di non-proliferazione nucleare. Nel 1995 e cioe' in un clima di dopo guerra fredda, un sondaggio della Nikkei mostrava che l'11% degli intervistati era convinto che il Giappone avrebbe acquisito un arsenale nucleare entro un decennio (5).
Dunque l'allergia nucleare e' presente in Giappone, ma non e' certo assoluta. Inoltre non e' detto che questa allergia duri indefinitamente, anche quando la generazione cha ha sperimentato direttamente le conseguenze della bomba sara' sparita.
Tra i possibili elementi che potrebbero spingere il Giappone a considerare una eventuale nuclearizzazione citiamo (6):
- Perdita di fiducia nella protezione nucleare degli Stati Uniti
- Interruzione del processo di disarmo nucleare
- Aggravamento della situazione politico-militare nella area nordorientale dell'Asia.
Per procedere ad un eventuale nuclearizzazione il Giappone dovrebbe indubbiamente superare molti ostacoli, tra cui il ritiro dal trattato di non-proliferazione e la rinuncia ai "tre principi non-nucleari" (rifiuto di costruzione, possesso e introduzione nel paese di armi nucleari) che sono stati solennemente assunti dalla Dieta nel 1971 come base politica, ma che, si noti, non sono mai stati trasformati in legge (7). La stessa costituzione Giapponese (art.9) non proibisce l'acquisizione di armi nucleari, purche' cio' avvenga con intenzioni puramente difensive.
Un eventuale cammino verso il nucleare militare dovrebbe prevedere o l'utilizzo del plutonio reactor-grade o, forse piu' probabilmente, la preparazione apposita di plutonio weapon-grade. In entrambi i casi, avverte Kumao Kameko (7), si tratterrebbe di una violazione degli accordi internazionali stabiliti tra Giappone e USA, Canada, Francia, Gran Bretagna, Australia che prevedono un uso esclusivamente pacifico delle tecnologie, degli strumenti e del combustibile nucleare importato dal Giappone.
L'obiezione comunque piu' forte ad una decisione di nuclearizzazione del Giappone resta comunque una motivazione politica complessiva. La decisione di acquisre armi nucleari non puo' essere certo presa alla leggera da nessun Paese e questo e' vero in particolare per il Giappone.
Quindi il Giappone oggi si limita a ricordare al mondo e ai Paesi vicini che e' in grado, se necessario, di procedere ad una rapida ed ampia nuclearizzazione. E questo monito e' evidenziato dalle capacita' tecnologiche e sottolineato dalla grande accumulazione di plutonio.
Come ha detto nel 1993 il Ministro degli Esteri Muto "Se la Corea del Nord sviluppa armi nucleari e diventa una minaccia per il Giappone, prima c'e' l'ombrello nucleare americano su cui possiamo fare affidamento. Se questo non basta, avere la consapevolezza che `noi possiamo farlo' e' importante" (8).
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Vediamo invece quanto riporta Andrea Tani sul sito www.paginedidifesa.it del 24 giugno 2002
Secondo l'International Herald Tribune del 13 giugno 2002, il Segretario Generale del Governo nipponico Yasuo Fukuda - personaggio molto influente e ascoltato dell'establishment, una specie di eminenza grigia del Premier Koizumi - è diventato il più autorevole alto funzionario dell'Amministrazione di Tokio ad invocare per il suo Paese, l'unica grande Potenza asiatica a non avere armamento atomico, il superamento del tabù nucleare. Fukuda ha dichiarato che la Costituzione giapponese "non esclude il possesso dell'arma atomica". Aggiungendo che "i tempi sono cambiati a tal punto che si comincia a pensare di rivedere la stessa Costituzione per adeguarla ai nuovi scenari". Gli stessi scenari "potrebbero portare in certe circostanze l'opinione pubblica a richiedere che il Giappone acquisisca una autonoma capacità nucleare", ampiamente a portata della moderna e sofisticata tecnologia dell'industria nipponica (9)
Si ricorderà che il Paese del Sol Levante è anche quello che possiede il maggior numero di reattori nucleari autofertilizzanti, gli unici in ambito civile a produrre plutonio in quantità ragguardevole. Poiché non si tratta del modo più economico di generare elettricità dall'atomo, è più che evidente che la posizione di Fukuda (che peraltro appartiene ad una importante dinastia politica del suo Paese) viene da lontano e stupisce solo chi vuole stupirsi a tutti i costi. (10)
Scrive uno dei massimi esperti militari della regione del Pacifico, Paul Dibb, direttore del Centro per gli Studi Strategici di Camberra, "Peace looks fragile in Asia" che, a differenza del teatro europeo, una guerra maggiore fra grandi Paesi è tutt'altro che impensabile in questa regione, che vanta, nel settore militare, un record dietro l'altro. Ospita i maggiori contenziosi fra Stati del mondo contemporaneo: il citato India-Pakistan, l'India-Cina, quelli fra le due Coree e le due Cine (con gli Stati Uniti sullo sfondo di entrambi), la disputa sul petrolio del mar Cinese meridionale, che interessa otto Paesi, l'irrisolta questione delle isole Curili fra Giappone e Russia e, se vogliamo, anche la polveriera mediorientale, che si protende con tutte le sue propaggini dal Maghreb alla Corea del Nord. Insieme a quelli minori si arriva a più di una ventina di conflitti potenziali. (11)
L'Asia è il più munito campo trincerato del globo, con dieci milioni di soldati in armi. Dal 1985 le spese militari vi sono aumentate del 30%, nonostante la crisi economica del '97-'98. Più della metà dei proliferatori nucleari, chimici e biologici del mondo appartengono a questa area geopolitica. Se si considerano gli Stati Uniti come Paese asiatico ad honorem, per i loro vasti interessi e coinvolgimenti nell'area, fra le prime cinque potenze militari del pianeta, quattro giacciono nella regione. Il Giappone, una di esse, è il secondo o il terzo erogatore di spese per la difesa del mondo, a seconda di come rileggono le cifre russe. Anche se come abbiamo visto possiede solo armamenti convenzionali. A peggiorare le cose, non esistono in questa parte di mondo sistemi collettivi di sicurezza simili alla Nato, né trattati multilaterali per la riduzione delle tensioni (12)
NOTE
(1) Ad esempio nel periodo 1971-1995 la regione OECD del Pacifico (Giappone, Corea del Sud, Australia, Nuova Zelanda) ha avuto un incremento annuo di domanda energetica del 2.6% confrontato al 1.2% dell OECD - Nord America e al 1.3% dell'OECD - Europa
(2) Si veda tra l'altro Japan's Nuclear Future, Selig S. Harrison editor, Carnegie Endowment for International Peace (1996), Washington DC e il web site del CNIC (http://www.jca.ax.apc.org/cnic/english/data/)
(3) US DOE "Non proliferation and Arms Control assessment of Weapons-Usble Fissile Material Storage and Excess Plutonium Disposition Alternatives" USGPO (1997), Washington DC
(4) Japan's Nuclear Future (op. cit) pag. 76
(5) citato in K.Calder, Pacific Defense, (1966) W. Morrow & Company
(6) Questi fattori sono stati esplicitati dal Prof. Fuji Kamiya della Accademia Nazionale di Difesa, come riportato in Bunraku Yoshino "Japan and Energy Security" (address to the Energy Security Group, Council on Foreign Relations, Washington DC March 14, 1995)
(7) Kumao Kaneko " Nuclear Weapons, Japan and Asian Security" The Tokai University Journal no. 26, pag. 153-170 (1966)
(8) Japan's Nuclear Future (op.cit) pag. 29
(9) International Herald Tribune, 13 giugno 2002
(10) Pagine di Difesa, 24 giugno 2002
(11) International Herald Tribune del 19 giugno 2002
(12) Pagine di Difesa, 24 giugno 2002
| inviato da il 23/10/2006 alle 8:54 | |
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7 luglio 2006
MAIALI AL PASCOLO
MAIALI AL PASCOLO
Catania: alcuni Consulenti di Umberto Scapagnini, ancora a piede libero

E mica finisce qui. Nell'elenco mancano:
1) Architetto Ledo Prato, a titolo gratuito, ufficialmente, ma costa 40.799,00 euro (circa 80 milioni );
2) Editore Maimone di Catania: 9.800,00 euro, per "Catania, rivista del Comune". Ogni numero ha un prezzo di copertina di 13,00 Euro. Su quale Capitolo di spesa ? Il Pds poi firma tutto: Sangiorgio non è forse in conto Pds?
3) Poteva mancare Mario Ciancio, anzi fa la parte del leone.
4) L'ex colonnello dei carabinieri, Speranza, diventa Responsabile della polizia municipale : 180 milioni di vecchie lire l'anno. E l'ex comandante Raineri (destinato ad altre funzioni)? 90 milioni di vecchie lire l'anno, tanto percepiva come comandante del Corpo.
E mica finisce qui... sentite, sentite: Anno 2000 -2001
Dr. Agostino Sangiorgio del.147 £.169.432.000 durata 1 anno capo uff. stampa Avv.Franc, Strano Tagliareni del. 157 a titolo grat. durata 6 mesi staff. sindaco Sig. Salvatore Ontario del. 192 £:49.693.000 durata 1 anno staff. sindaco Dr. Giovanni Iozzia del. 193 £.96.448.000 durata 1 anno add. stampa Sig. Gianluca Giovanni Sortino del. 218 £.42.069.000 durata 1 anno staff ass. ambiente Dr. Gesualdo Maria Interlandi del. £.219 58.275.000 durata 1 anno staff vice sindaco Dr. Sebastiano Molino del. 220 £.96.448.000 durata 1 anno add. stampa Sig. Cantarella Fabio del. 221 £.42.069.000 durata 1 anno staff ass. scuola Ing. Salvatore Santamaria del. 273 £.31.416.000 durata 6 mesi staff ass. ambiente Sig. Mario Grasso del. 274 £.42.069.000 durata 1 anno staff ass. sport Sig.na Stefania Foti del. 298 £.41.991.760 durata 1 anno staff. ass. ser. soc. Dott.ssa Elena Giordano del. 331 £.96.448.000 durata 1 anno add. stampa Antonino d'Asero del. 366 £.58.270.000 durata 1 anno staff ass. bilancio Dott.ssa Tiziana Pirello del. 367 £.58.270.000 durata 1 anno staff. sindaco Dott.ssa Francesca Occhipinti del. 370 £.58.270.000 durata 1 anno staff. ass. perif. Dr. Antonio Carnazza del. 371 £.37.741.000 durata 6 mesi staff. sindaco Dr Antonio Sileci del. 379 £.4.000.000 a progetto cons. per 1 prog. Sig.na Maria G.Finocchiaro del. 415 £.48.982.000 durata 1 anno staff. Sindaco Sig. Roberto Cannizzaro del. 417 £.32.500.000 durata 1 anno staff.Ass. Siciliano Sig.ra Rosa Renata Prato del. 484 £.20.777.000 durata 5 mesi staff. Sindaco Ing. Rino Licata del. 502 £.5.000.000 durata 1 anno cons. probl. energ. Sig.ra Liliana Amato del. 504 £.14.933.720 durata 4 mesi staff. Sindaco Enrico Vinci del. 505 £.114.666.666 durata 1 anno rapporti UE Francesco Attaguile del. 505 £.57.333.333 durata 1 anno rapporti UE Filadelfio Basile del. 505 a titolo gratuito durata 1 anno rapporti UE Sig. Tempio Antonio del. 506 £.46.242.000 durata 1 anno Staff ass. cultura Avv. Toscano del. 549 £.32.313.500 durata 6 mesi affari legali Avv. Martines del. 549 £.32.313.500 durata 6 mesi affari legali Dott.ssa Fausta Praticò del. 559 £.58.272.000 durata 1 anno staff. ass. perif. Sig. Francesco Lamiani del. 560 £.45.390.000 durata 1 anno staff ass. turismo Ing. Giuseppe Tomaino del. 563 £.47.001.600 durata 1 anno staff. sindaco Dr. Domenico Calabrò del. 564 £.55.120.000 durata 1 anno add. stampa Dott.ssa Aino Livia Stella del. 565 £.73.432.000 durata 1 anno staff. sindaco Arch. Claudio Nibali del. 567 £.62.832.000 durata 1 anno staff. sindaco Dr. Corrado Labisi del. 568 £.11.673.000 durata 4 mesi relaz. pubbliche Dr. Marco V. Morabito del. 569 £.13.4192.000 durata 1 anno staff ass. ambiente Dott.ssa Viviana Aloisio del. 570 £.78.504.192 durata 1 anno staff vice sindaco Maria Giuseppa Bonanno del. 570 £.78.504.192 durata 1 anno staff vice sindaco Dr. Piero Quinci del. 571 £.41.340.000 durata 1 anno staff vice sindaco Dott.ssa Michela Petrina del. 777 £.96.448.000 durata 1 anno add. stampa Dr Salvatore Zinna del. 861 £.161.443.000 durata 1 anno pol. comunit. Sig.ra Rachele Fichera del. 990 £.42.131.061 durata 1 anno staff ass. turismo Sig.ra Grazia Sicali del. 1061 £. 4.896.000 per 1 progetto . prog. CT pulita Loredana La Rosa del. 1136 £.58.277.000 durata 1 anno Staff ass. cultura Dr. Mario Salsano del. 1164 42.000.000 per 1 progetto prog. terr. Turismo Avv. Paolo E. Ferreri del. 1173 £.12.240.000 prog Catania antica valor.Archeol. Sig. Sergio Parisi del. 1230 £.56.028.000 durata 1 anno staff ass. sport Arch. Maria A. Galeazzi del. 1235 £.140.386.408 durata 1 anno staff vice sindaco Dr. Mario Bevacqua del. 1273 £.42.024.000 durata 1 anno staff ass. turismo Avv. Francesco Andronico del. 1161 £.36.000.000 per 1 progetto patto x lavoro Dott.ssa Carla Signorelli del. 1271 £.28.016.000 durata 1 anno ag.21 in ag. 2000 Dott.ssa Paola E. Parisi del. 1272 £.28.016.000 durata 1 anno ag. 21 in ag. 2000 Dr Santi Sciacca del. 1350 a titolo grat. durata 1 anno add. stam. Ass.San. Sebastiano Maugeri £.32.500.000 durata 6 mesi Silvia Galati £.58.752.000 Cons. Indaco Mario del. 1361 a titolo grat. durata 1 anno cons. x i quart. Arch. Antonio Latini del. 1395 272.320.000 durata 1 anno cons. prg Sig. Cirino Torrisi del. 1399 £.42.566.000 durata 1 anno Staff ass. cultura Dr. Michelangelo Lo Bianco del. 1529 £.136.000.000 durata 1 anno staff ass. sport Dott.ssa Concetta Giurato del. 1573 £.58.752.000 durata 1 anno affari legali Dott.ssa Marina Salmeri del .1574 £.28.016.000 durata 1 anno Pol. Comunit. Sig. Antonio Greco del. 1797 £.25.215.000 durata 6 mesi Staff ass. lav. pubb. Dott.ssa Dorina Milani del. 1800 £.11.907.000 durata 6 mesi Staff direz. gen.. Ing. Alfio G. Torrisi del. 1808 £.58.752.000 durata 1 anno staff vice sindaco Sig. Alfio Spadaro del. 1809 £.55.120.000 durata 1 anno colleg. stampa naz. Ing. Giorgio Batoli Beghella del. 2015 £.113.500.000 per studio progetto autodromo CT Ing. Giuseppe Rapisarda del. 2015 £.113.500.000 per studio progetto autodromo CT Dott.ssa Mariangela Corbo del.2039 £.87.000.000 per formaz. Dip. Com. su pari Opp.. Comm. Luigi Maina P.d.S. 02 a titolo grat. durata 1 anno cerimoniere Ing. Salvatore Troia P.d.S. 04 £.68.388.000 durata 6 mesi consul. sindaco Sig. Nicola Leanza P.d.S. 04/05 £.110.176.000 durata 6 mesi consul. sindaco Ing. Salvatore D'Urso P.d.S. 04/05 £.110.176.000 durata 6 mesi consul. sindaco Avv. Francesco Gueli P.d.S. 23a/05 £.89.952.395 durata 1 anno consul. sindaco Prof. Michele Sineri P.d.S. 23a/06 £.89.249.710 durata 1 anno consul. sindaco Dr. Francesco Fichera del. 48 £.58.673.000 durata 1 anno staff ass. bilancio Sig.re Giacomo Scarciofalo del. 61 £.30.000.000 ragg. Obbiettivi Task force mobilità Dott.ssa Antonella Iaconis del. 61 £.24.480.000 ragg. Obbiettivi Task force mobilità Dr. Dario Lo Bosco del. 61 £.6.120.000 ragg. Obbiettivi Task force mobilità Dott.ssa Cettina Mauceri del. 61 £.8.568.000 ragg. Obbiettivi Task force mobilità Dr. Romolo Flaccomio del. 78 £.84.000.000 durata 1 anno prog. CT pulita Dott.ssa Maria Torrisi del. 87 £.53.785.000 durata 1 anno staff ass. turismo Dr. Francesco Brancato del. 88 £.53.785.000 durata 1 anno staff ass. turismo Ing. Rosaria Gentile del. 181 £.51.163.200 durata 1 anno staff prg Dr. Francesco Favarò del. 187 £.43.085.000 durata 1 anno staff vice sindaco Avv. Giuseppe Tripoli del. 188 £.42.000.000 durata 1 anno riorg. servizi pubb. Avv. Vito Branca del. 188 £.42.000.000 durata 1 anno riorg. servizi pubb. Avv. Emiliano Amato del. 188 £.42.000.000 durata 1 anno riorg. servizi pubb. rinnovo P.d.S. 04/058 £.61.525.000 rinnovo P.d.S. 04/058 £.62.031.236
Anno 2001-2002
Sig.re Carmelo Guglielmino del. 56 £.14.400.000 durata 1 anno per cons. teatrale Avv. Stefania Barbagallo del. 218 £.51.701.760 durata 1 anno per cons. legale Avv.Cosimo Napoli del. 218 £.51.701.760 durata 1 anno per cons. legale Avv.Andrea Pittalà del. 218 £.51.701.760 durata 1 anno per cons. legale Avv.Maria G. Pulvirenti del. 218 £.51.701.760 durata 1 anno per cons. legale Avv.Pietro Sciortino del. 218 £.51.701.760 durata 1 anno per cons. legale Avv.Tiziana Sorbello del. 218 £. 51.701.760 durata 1 anno per cons. legale Avv.Valeria Ventura del. 218 £.51.701.760 durata 1 anno per cons. legale Arch. Stefano Stanghellini del. 734 £.155.472.000 durata 1 anno per consulenza PRG Ing. Franco Bocchetto Persio del. 1037 £.36.000.000 presentaz. progetto prev. Infrstrutt. Dr. Rodolfo De Dominicis del. 1249 £.210.000.000 ragg. Obbiettivi Task force mobilità Sig.re Francesco Santaera del.1258 £.17.750.000 durata 4 mesi organizz. Congressi Sig.re Roberto Granata del. 1259 £.68.300.000 durata 1 anno creaz. Museo fotograf. Maurizio Ciancio Paratore del. 1353 £.42.700.000 durata 1 anno staff ass. Ciampi Antonio Ignazio Insanguine del. 1374 £. 42.700.000 durata 1 anno staff ass. Ciampi Dr. Nunzio Li Rosi del. 1577 a titolo gratuito durata 6 mesi staff Sindaco Sig.re Luigi Cerretti del. 1579 £.12.000.000 per 1 progetto organ. Manif. Phoenix Maria Carmen Puglisi del. 1684 £.64.380.000 durata 1 anno staff Sindaco Dr. Giorgio Ragona del. 1818 £.137.339.668 durata 1 anno staff Sindaco Dr. Leonardo V. Prato del. 1234 £.36.720.000 durata 3 mesi prog. CT città d'arte Dott.ssa Maria Grasso del. 1416 £.10.000.000 per prog. Fair Play vigili dell'aeroporto Dr. Massimo Mannucci del. 1421 £.54.000.000 interv. Struttura lignea organo… Sig.ra Chiara Candiano del. 1554 £.55.000.000 durata 1 anno Staff ass. De Mauro Dr. Antonio Galvagno del. 1948 £.56.680.000 durata 1 anno staff vice Sindaco
Luglio 2002
Dr. G. Lazzaro Danzuso del. 202 £.118.448.000 Ufficio stampa Sebastiano De Cristofaro del .202 a titolo gratuito Lucia Arena del. 203 Prof. Oriol Bohigas del. 673 £.1000.000.000 consul. riqualif. costa Ognina-p.Europa Arch. Celia Zappulla del .972 £.219.000.000 proggett. riqualif. costa Ognina-p.Europa Ing Angelo Greco del. 972 £.219.000.000 proggett. riqualif. costa Ognina-p.Europa Dr. Franco Malerba del. 972 £.250.000.000 ril. geol. riqualif. costa Ognina-p.Europa Geom. Carlo Mintoti del. 972 £.173.000.000 assistenza riqualif costa Ognina-p.Europa Geom. Giuseppe Fratantoni del. 972 £.173.000.000 assistenza riqualif costa Ognina-p.Europa Geom. Giancarlo Viglianisi del. 972 £.173.000.000 assistenza riqualif costa Ognina-p.Europa Geom. Rosolino Chiechio del. 972 £.173.000.000 assistenza riqualif costa Ognina-p.Europa Geom. Filippo Maccarrone del. 972 £.173.000.000 assistenza riqualif costa Ognina-p.Europa Giuseppe Schilirò del. 804 staff ass. Floresta Luciano Renzi del. 968 --- --- Santa Pellegriti del. 969 --- staff ass. Grasso Giovanna Caserta del. 969 --- staff ass. Gaglio Santo Santonocito del. 975 --- staff ass. De Caro Dr. Mario Petrina del. 976 516 euro Ufficio stampa Valentina De Franco del. 977 --- --- Dr. Guido Del Mese del. 894 --- Trasform. AMT
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Dr. Agostino Sangiorgio La Sicilia Dr Santi Sciacca Dr. Giovanni Iozzia Dr. Sebastiano Molino Dott.ssa Elena Giordano Dr. Domenico Calabrò capo servizio Gazzetta del Sud Dott.ssa Michela Petrina Sig. Alfio Spadaro Dr. G. Lazzaro Danzuso Dr. Mario Petrina portavoce del vice presidente della Regione S. Fleres Sig. Cantarella Fabio scrive ogni tanto come corrispondente Secolo D'Italia Sig. Mario Grasso Rei TV Sig. Francesco Lamiani Sig.ra Chiara Candiano
Cosa fanno? Ci sarebbero stanze per contenerli tutti ? C'è tutto l'arco costituzionale; c'è il gentil sesso... ognuno a seconda del peso elettorale e la capacità dei lombi. E per strada ci sono loro, i 146 delle "Strisce blu": solo 1.500.000 (?). La Sostare è altra torta. E a farla da Padrone chi poteva essere, se non iL Bottegaio ? Il Pds di Claudio Fava poteva mai elevare un grido di disgusto? Ogni anno però vanno a piangere dal Ministro di turno: "Con i tagli dei trasferimenti Stato-Regione - gemono - si mette in ginocchio un'economia".
E' cosa giusta e buona che iL Dominus abbia disponibilità di sportule da dividere tra i Sudditi fedeli, in danno dei soliti stronzi a portata di maus.
In sunto la nuova società dei tre terzi: uno di ricchi e potenti che si danno stipendi superiori di 20, 30 volte a quelli normali; uno di clienti, di complici che raccolgono i resti del banchetto e un terzo di vecchi e nuovi poveri, che campano con 600 euro al mese (Giorgio Bocca)
| inviato da il 7/7/2006 alle 9:11 | |
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26 giugno 2006
Libertà per tutte e tutti, per sempre
Sono stato arrestato a casa, mentre ero a letto, la notte tra il 29 e 30 marzo: stessa sorte è toccata al mio coimputato Marcucci Doriano. Viene scardinata la porta e dato il via alla perquisizione di routine. Questa premessa non è certo volta né alla ricerca del vittimismo e/o dell’innocentismo piagnucoloso né del garantismo, a cui non credo né mi appartengono, ma per rimarcare, come sempre, il ruolo forcaiolo ed asservito dei pennivendoli e scribacchini di ogni schieramento sempre pronti a diffondere compiacenti veline della questura per avallare la manovra repressiva con la disinformazione, la manipolazione, il falso, la calunnia; all’opera, come sempre, nel loro mestiere ormai consolidatosi nell’essere sempre di più squallidamente agenti del terrorismo psicologico con le armi del piombo dei loro articoli. Mi si comunica, con la convalida degli arresti, che sono indagato “per i reati di cui agli artt. 81, 110 c.p., 1 e 4 L. 895/67... perché in concorso tra loro con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso portavano in pubblico un ordigno incendiario al fine di attentare alla pubblica incolumità” !?!? Ridicolo e tragico allo stesso tempo!!
Posso soltanto respingere l’accusa e rispedirla al mittente.
C’è un disegno criminoso, è vero, ed è lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo e sulla natura e sugli animali, sul quale affonda mani e piedi questa società capitalistica, come questa società per garantirsi profitti e mantenersi privilegi è responsabile del terrore dei crimini e della morte indiscriminata tra la popolazione con le sue catastrofi ambientali di ogni epoca, con Chernobyl, Seveso, Bophal, l’Acna di Cengio e la Farmoplant di Massa, Porto Marghera e Priolo, con gli inceneritori, con le fabbriche di morte, con le fabbriche di armi, con l’inquinamento, con l’avvelenamento dei cibi, dell’acqua, della terra, con la giornata lavorativa con i suoi omicidi bianchi, con le biotecnologie, con la vivisezione, con gli allevamenti da pelliccia, con le guerre, con il nucleare civile e militare, con Hiroshima e Nagasaki, con i bombardamenti, con il napalm, con il fosforo, con l’uranio impoverito, e via in un elenco che sarebbe lunghissimo. Attaccando e reprimendo i ribelli sociali che non accettano le regole del gioco e chi si batte con forza determinazione e coerenza contro tutto questo, questa società difende le sue ingiustizie sociali con la violenza legalizzata del carcere, dell’isolamento, della deprivazione sociale e affettiva, dei pestaggi, del 41 bis, della tortura, con l’aberrante e disumana violenza che esercita quotidianamente nei CPT nei confronti dei migranti.
Di fronte a questo quadro, parziale nel suo trasudamento di violenza sangue e morte, credo che chiunque non abbia interessi privilegi e profitti da difendere o una coscienza complice o rassegnata, non può che convenire sul fatto che, oltre alla certezza che non devo certo essere io a dovermi difendere, quello di cui mi si accusa, l’incendio a F.I., al di là di una mia presunta partecipazione (tutta da provare) può soltanto onorarmi dal momento che, se anche così fosse, avrei solo restituito, in dose davvero infinitesimale, quello che il potere e il sistema di dominio di cui F.I. è una delle espressioni, ha seminato e provocato. (Questo se rimaniamo sul generale, se scendiamo poi sullo specifico locale, sul territorio, le motivazioni per legittimare quell’azione sarebbero mille e una; dallo schifo per come si è usato cinicamente la lotta contro l’inceneritore e difesa della salute e dell’ambiente per costruirsi carriere e fortune politiche, a come si è permesso, in piena complicità, che si bruciassero rifiuti e veleni, per come si è taciuto, in piena complicità, per molto tempo che la diossina e i veleni volassero nell’aria e fuori dai “limiti” e dalle “norme” stabilite per legge, per come si è calpestato e deriso vigliaccamente il ricordo, il dolore, gli affetti, le ferite incancellabili provocate dal massacro nazi-fascista di S. Anna esponendo il busto del duce nelle stanze comunali, per come si è cementificato e speculato sul territorio, facendolo diventare facile preda di speculatori sempre più affamati di denaro, e fermiamoci qui.
Mi sarei difeso con le unghie e con i denti se mi avessero disonorato con l’accusa di aver intascato tangenti, di aver inquinato, di essermi costruito fortune economiche grazie alla posizione politica, di aver considerato l’ambiente come fonte da usare per aumentare il conto in banca.)
E questo vale anche per il prevedibile, scontato e pretestuoso tentativo repressivo di addebitarmi altre azioni accadute in zona (l’incendio di due Bancomat), a conferma dei soliti deliri sbirreschi e volontà repressive comuni a tutte le inchieste. Di fronte alla manovra e all’accanimento repressivo, oltre naturalmente a non riporre nessuna fiducia in tribunali e giudici per ovvie considerazioni sia in quanto anarchico e rivoluzionario sia per la consapevolezza di avere interessi concetti e aspirazioni che si escludono a vicenda e inconciliabili, posso soltanto rifiutare la colpevolezza e l’innocenza, materia e categorie giuridiche che non mi appartengono e che lascio ad avvocati, sbirri e giudici, e riaffermare la mia militanza anarchica, ecologista, radicale, la mia tensione individuale coerente e determinata, all’interno di un percorso più generale di ribellione, resistenza e lotta per una società migliore; considerando l’impegno nella lotta non come una possibilità ma vivendolo come una necessità improrogabile, qui e ora, senza tentennamenti né compromessi.
Questo sentire, nella sua interezza, l’ho difeso sostenuto e praticato con determinazione in tempi non sospetti e non intendo, opportunisticamente, venirne meno oggi che sono inquadrato nel mirino repressivo, per rispetto profondo per la mia dignità di uomo.
Ho sempre cercato di concepire la solidarietà non come una vuota parola ma dandole un preciso significato, cercando di affermarla come pratica in tutti i suoi aspetti, non ricercandone i confini e i limiti tra le pagine di un codice penale, ma nella concretezza della lotta con tutti gli oppressi, con tutti gli sfruttati, con tutti quelli che lottano, e in qualsiasi modo lottino.
Ho cercato d non far calcoli da ragioniere, da contabile, dentro cui rinchiudere o sminuire gli slanci generosi del mio cuore, i miei affetti, i sentimenti e le tensioni, lasciando loro che si manifestassero come in quel momento desideravo e sentivo.
È in questo senso che non mi sento innocente, perché consapevole che esserlo in questa società vuoi dire chiudere gli occhi, non sentire le richieste disperate di solidarietà dei dannati della terra, significa rassegnazione, complicità, indifferenza, apatia, conformismo, servilismo, in fondo condivisione e accettazione dei valori, degli interessi e della violenza legalizzata di questa società della morte.
Là dove il silenzio assordante di una tanto pretesa quanto impossibile pacificazione sociale, è squarciato dall’urlo della rivolta, in qualunque modo si manifesti, sia in un gesto individuale che in una espressione collettiva, è là che batte il mio cuore.
È questa pulsione della mia individualità che considero meravigliosa, ad essere messa sotto accusa, che si cerca di confinare tra quattro mura armate.
Impossibile da chiudere a chiave, perché fino a che ci sarà sfruttamento, ingiustizia e oppressione ci saranno lotte e solidarietà, finché ci sarà lo splendore delle stelle, in qualsiasi posto del mondo ci saranno sempre ribelli decisi a volare all’assalto del cielo.
Ai fianco di chi lotta, fuori e dentro le galere per la vita e la libertà di tutti/e,
nel ricordo di chi, fuori e dentro le galere, ha donato la propria vita per questa lotta,
…per chi continua a viaggiare in direzione ostinata e contraria..
Ha il sapore amaro di dolorosa previsione l’accanimento repressivo, ormai sempre più cieco, il 4 maggio con la “visita” della digos di FI dove con la perquisizione della cella (e dell’abitazione perquisita un mese fa?!) e con il sequestro di tutte le lettere, fax, cartoline (delle cui lettere e fax ho ottenuto le fotocopie sotto la mia ferma ed espressa richiesta per il valore affettivo che rivestono) mi è stato comunicato un avviso di garanzia per art. 270 bis, “accompagnato” dalla vigliacca devastante manovra repressiva con il suo carico di perquisizioni, carcere, arresti domiciliari di compagne e compagni avvenuta nel solito giorno. Ai colpiti/e dalla repressione va tutta la mia piena solidarietà, la mia totale vicinanza affettiva, con il cuore e con la mente in questi momenti sono con loro e sento questo attacco anche come una vendetta intrisa di odio di classe verso una parte che ha espresso solidarietà ed affetto a me e alla mia famiglia in questo mese di carcerazione, con la costante e incoraggiante presenza fisica , con il sostegno pieno d’amore, con una straordinaria e ricchissima sensibilità ed umanità e anche con le iniziative e i presidi solidali.
Con grandissima rabbia e con immenso amore e tenerezza alle compagne e ai compagni in carcere, agli arresti domiciliari, ai perquisiti va il mio più forte abbraccio solidale ed affettivo, un bacio e il pensiero ribelle che possono rubarci il tempo ma non riusciranno mai a prenderci i desideri, le passioni e il sorriso ed é con questo che, nonostante tutto e contro tutto, urlo LIBERTA PER BETTA E SILVIETTA, BEPPE, COSTA, FEDE
Libertà per tutte e tutti, per sempre
Giuliano Marchetti
Carcere di Sollicciano Via Minervini, 2/r
50018 - Scandicci (Firenze)
FIP Pietrasanta, 07.06.06
| inviato da il 26/6/2006 alle 10:8 | |
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22 maggio 2006
Sfilano tra fischi e insulti. "Necrofori". "Venduti".
Sfilano tra fischi e insulti. "Necrofori". "Venduti". I sette senatori a vita pagano a caro prezzo la scelta di votare la fiducia al governo Prodi. "Hanno fatto qualcosa di immorale" tuona Silvio Berlusconi. La Cdl scatena una gazzarra che accompagna i sette mentre sfilano davanti al banco della presidenza. Una gazzarra che non risparmia nessuno, nemmeno l'ex capo dello Stato Carlo Azeglio Ciampi. Tantomeno Giulio Andreotti che la Cdl aveva portato come candidato alla presidenza al senato. "Venduto" anche lui.
I sette sfilano uno dopo l'altro. Giulio Andreotti, Carlo Azeglio Ciampi, Emilio Colombo, Francesco Cossiga, Rita Levi Montalcini, Sergio Pininfarina e Oscar Luigi Scalfaro. Ogni passaggio è accompgnato da urla e insulti. Tanto da provocare il richiamo del presidente Franco Marini per sedare la contestazione. "Non è accettabile è una cosa grave, c'è da riflettere su certi comportamenti" dice al microfono il presidente. Un intervento che risparmia le proteste al momento del passaggio di Rita Levi Montalcini. Ma quando passa Oscar Luigi Scalfaro la Cdl si scatena. E' una ruggine di vecchia data quella del centrodestra contro l'ex presidente della Repubblica. Resa palese in ogni occasione possibile. Fischi anche per Francesco Cossiga, che però, avanza con aria spavalda,ridendo. Alla fine anche il forzista Renato Schifani è costretto a stigmatizzare le contestazioni: "I fischi a Ciampi non sono giustificati. Io non sono stato protagonista di questi fischi che io condanno". Ed ancora: "Se i senatori a vita si fossero astenuti la fiducia non sarebbe passata".
Ma le sue parole cozzano contro le nude cifre. Il voto di oggi dimostra che i senatori a vita non sono aritmeticamente determinanti: se avessero votato solo i 314 senatori eletti (tutti tranne il presidente), il quorum richiesto sarebbe stato di 158 voti. Cifra che il centrosinistra oggi avrebbe raggiunto anche senza il concorso dei sette "grandi vecchi" di Palazzo Madama.
Dalla maggioranza sono arrivate critiche dure al comportamento dell'opposizione. Il capo del governo, Romano Prodi, ha commentato: "Sono molto dispiaciuto perché è stata una scena che ha mostrato grande mancanza di rispetto per le istituzioni e per le persone".
Ha preso posizione contro Berlusconi il presidente del Senato, Franco Marini: "I giudizi espressi da Silvio Berlusconi sul voto di fiducia dei senatori a vita sono inaccettabili, sbagliati ed inspiegabili". Marini ha proseguito:"Forse il clima politico ha influenzato il giudizio di Berlusconi, ma i senatori a vita, che sono persone che hanno illustrato la vita del paese in tutti i campi, non hanno un diritto di tribuna al Senato, ma hanno i diritti e la presenza. Lacostituzione prevede che abbiano i diritti di tutti i senatori e li esercitano".
Dura la reazione dei Ds. Con il segretario Piero Fassino che parla di "un'indegna bagarre da parte dei senatori di centrodestra eccitati dalla loro faziosità di sconfitti. Sono andati anche a fischiare e a villaneggiare il senatore Giulio Andreotti che loro avevano presentato alla presidenza del Senato. Hanno villaneggiato il presidente Ciampi di cui fino a ieri tessevano le lodi. Non hanno il senso dello Stato".
| inviato da il 22/5/2006 alle 8:23 | |
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11 maggio 2006
Intervista di Enrico Calì a Francesco Fichera
<<Io penso che il valore della legalità e del rispetto delle regole vada affermato in qualunque momento>>. Se c’è una frase di questo colloquio avuto col giovane avvocato Francesco Fichera, candidato alle prossime elezioni regionali nella lista “Rita. Il mio impegno per la Sicilia” , che possa rendere l’idea del personaggio e riassumerne il carattere, questa è proprio quella giusta.
Avvocato dal 2001, 32 anni, un’esperienza in Consiglio comunale nel 2003 con l’ipotesi di sindacatura di La Rosa, nel 2003 è tra i fondatori del movimento “Giovani Autoconvocati”, movimento che, come racconta, nasce <<sull’onda emotiva delle manifestazioni di Piazza S.Giovanni di Nanni Moretti e della Cgil, dove l’esigenza più avvertita era quella di una maggiore partecipazione da parte dei cittadini che vogliono contare di più>>.
La storia politica dell’avv. Francesco Fichera, detto Ciccio dagli amici, è un po’ quella del movimento che ha contribuito a fondare, nato quasi per caso nel gennaio 2003 in vista delle Comunali del maggio successivo e che dalla storica sede di via Marzulli è recentemente traslocato in via Caronda: <<dopo una riunione all’Arci di Acireale partecipatissima, dove sono venuti tantissimi ragazzi e rappresentanti di partiti, si decise di stilare un documento da portare al tavolo del Centrosinistra acese in cui dicevamo che le scelte dovevano passare da una verifica dal basso perché, tanto più la scelta era partecipata, tanto più sarebbe stata spinta la candidatura e si diceva anche che il candidato doveva essere rappresentativo di tutta l’area del centrosinistra, ponendo la questione forte dell’unità di tutte le forze.>> Continua: << erano delle richieste, non dei paletti; con quel documento siamo andati nella sede della Margherita, dove si riuniva il Centrosinistra, e, senza essere stati invitati, abbiamo aperto la porta e siamo entrati. Il nome “Giovani Autoconvocati” ci è stato dato proprio da chi sedeva già a quel tavolo. Da quel momento abbiamo partecipato a tutte le fasi della candidatura a sindaco di Salvo La Rosa e della formazione delle liste, concretizzando una vicinanza politica con l’altro gruppo dei movimenti formato da persone più mature e con una certa esperienza politica che era già attivo, “Il Risveglio”: queste due componenti si sono unite e hanno poi dato vita alla lista “In Movimento” che ha partecipato alle elezioni 2003.>>
La prima iniziativa, quella che vi ha reso famosi, era quella contro l’affissione selvaggia e i manifesti abusivi su cui appiccicavate i celebri volantini “sono illegale”. Dopo la mancata ripresentazione della lista nel 2004, per una serie di vicissitudini che avete avuto già modo di spiegare, che cosa avete fatto?
Le battaglie che abbiamo portato avanti sono quelle della società civile: l’ultima, quella sulla difesa della Costituzione, l’abbiamo promossa anche nell’ hinterland, raccogliendo 800 firme per il referendum abrogativo; abbiamo poi appoggiato il referendum sulla fecondazione assistita e quello regionale contro la nuova legge elettorale regionale. Abbiamo denunciato i ritardi dell’Amministrazione sia nel prendere i dovuti provvedimenti a seguito delle relazioni del difensore civico, quando questi era l’avv. Bonaventura, sia per la ricostruzione del muro di via Principe Amedeo. Ci siamo battuti anche contro l’aumento dell’indennità dei Consiglieri comunali e della Giunta: anche come candidato all’Assemblea regionale, se venissi eletto, porterò avanti anche lì questa iniziativa dato che anche il governo regionale può fare quanto fatto già dal governo nazionale.
Voi come movimenti siete stati tra i primi ad appoggiare la candidature di Rita Borsellino a Presidente della Regione.
Noi eravamo per la Borsellino già alle primarie e l’abbiamo per l’occasione già avuta ospite ad ottobre; siamo poi stati tra i promotori qui ad Acireale di uno dei primi comitati per “Rita Presidente”, comitato di cui fanno parte anche gli altri partiti del centrosinistra acese.
Come mai l’idea di una lista del Presidente?
L’idea di una lista del Presidente c’era già all’epoca delle Primarie e viene dalla volontà della Borsellino di recuperare quella parte di elettorato al di fuori delle rigide appartenenza del Centrosinistra, cioè tutta quell’area di consenso che i partiti non riuscirebbero ad intercettare.
Non pensa che questa lista corra il rischio di “ricollocare i consensi all’interno dell’Unione piuttosto che eroderne al centrodestra”, come sostenuto da queste pagine dal consigliere Cicala?
Non credo sia così. Già nella misura in cui ci sia gente che non ha mai fatto politica e che non è inquadrabile come establishment di partito in qualche modo si recupera consenso anche dall’altra parte. Nella lista sono presenti personalità che hanno esperienze nell’associazionismo, nel volontariato o anche di amministrazione.
E la sua candidatura?
Nel momento in cui la Borsellino decide di fare una propria lista da affiancare ai partiti è evidente che chiedesse una candidatura ad uno dei gruppi più attivi nella provincia di Catania; il mio nome è stato proposto all’interno dei movimenti dal Risveglio: dopo attente valutazioni abbiamo convenuto di poter dare un valore aggiunto al progetto di Rita Borsellino.
La candidatura nasce comunque da un percorso del tutto naturale, che è quello dei “cantieri programmatici” promossi da Rita Borsellino, dando corpo così a quest’idea della Borsellino di preparare il programma dal basso.
Può spiegare meglio cosa sono i “cantieri programmatici”?
I cantieri per la preparazione del programma erano il tentativo di coinvolgere la società civile, e chi semplicemente era interessato, nel promuovere le idee migliori che potevano venire in vista della preparazione del programma; la Borsellino ha portato la testimonianza della sua storia, ha detto praticamente: “Io sono questa, vorrei che il programma di governo lo facessimo insieme”, e da lì è partito il percorso dei cantieri.
Ad Acireale, in particolare, di cosa ci si è occupati?
Ad Acireale ci sono stati due cantieri tematici su cui hanno lavorato dei gruppi di lavoro composti anche da esponenti dei partiti del centrosinistra acese: uno sullo sviluppo economico, centrato in particolare sulla questione termale, e un altro sulle politiche sociali; si è pervenuto così a delle proposte che sono state inviate al comitato di Rita Borsellino a Palermo.
Quali sarebbero le priorità in Sicilia con una Giunta targata Borsellino?
Le priorità sono il rispetto delle regole che attraversa trasversalmente ogni settore, dall’economia alle politiche sociali, dalle politiche per il lavoro a quelle giovanili e che passa soprattutto attraverso la questione primaria della lotta alla mafia, sottolineo per sconfiggerla. Fatto questo, avremmo con Rita Borsellino un rilancio in grande stile della politica siciliana: sarebbe per l’isola una svolta radicale perché Rita è una persona limpida con una storia personale limpida e in ogni settore coinvolgerebbe il meglio che la società siciliana offre in termini di onestà, cultura, professionalità e competenza. Servono certamente infrastrutture (messo da parte il ponte in questo momento), c’è l’occasione storica del 2010 con l’apertura dell’area di libero scambio e infine non dimenticherei lo sviluppo del turismo, che non può essere legato solo allo sviluppo costiero ma anche alla riscoperta dei territori dell’interno al momento abbandonati.
E per Acireale?
Per Acireale credo non si possa prescindere dalla risoluzione una volta per tutte dalla questione delle Terme e da lì valorizzare, tramite la creazione di appositi percorsi di fruizione, l’immenso patrimonio culturale e naturalistico che offre il territorio a cominciare dalle riserve della Timpa e della Gazzena di cui caldeggiamo l’acquisto da parte dell’amministrazione pubblica.
Un’ultima domanda : come “Giovani Autoconvocati” quale sarà il vostro atteggiamento nei confronti del costituendo Partito Democratico?
Guardiamo con estrema attenzione al processo di formazione del Partito Democratico: se l’idea è quella dell’Ulivo del ‘96 e del manifesto redatto da Prodi del 2004 non possiamo non starci dato che siamo stati i primi a discutere ad Acireale di Partito Democratico; ciò sempre che i Ds e la Margherita, che sono il nucleo fondamentale di questo nuovo soggetto, aprano le porte di questo progetto alla rappresentanza della società civile andando oltre il 31%. Enrico Calì enricocali@katamail.com Francesco Fichera f.fichera-wolit@tiscalinet.it
| inviato da il 11/5/2006 alle 9:48 | |
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